Informazione corretta

Negli ultimissimi giorni più organi di informazioni hanno celebrato il ritorno dell’indice di Borsa italiano FTSE MIB a 50.000 punti, dopo ben 26 anni!
Presentata in questo modo la notizia è imprecisa e fuorviante, infatti sembrerebbe che i risparmiatori che avessero investito il proprio capitale nel mercato azionario italiano nel pieno del boom della “bolla di Internet” l’avrebbero recuperato integralmente (senza interessi) solo la scorsa settimana. Una vera batosta, resa ancor più grande dal confronto con l’indice della Borsa tedesca, più che triplicato nel medesimo periodo!
A questo punto è doverosa una precisazione, che comunque dovrebbe sempre essere data da chi fa informazione: l’indice della nostra Borsa (così come quello francese e pochi altri) è “price return”, ossia considera solamente il prezzo dei titoli e non comprende i dividendi incassati. Tenendo presente che i titoli italiani quotati pagano mediamente il 5% annuo, il reddito complessivo ottenibile con una semplice somma aritmetica sarebbe pari a 130%, dal 2000 a oggi!
Molti indici di Borsa, come appunto il tedesco DAX, calcolano la performance come se i dividendi venissero istantaneamente reinvestiti negli stessi titoli. Questo è il riferimento più corretto per valutare il rendimento complessivo di uno strumento azionario nel lungo termine.
Anche l’indice azionario “total return” del nostro mercato ha registrato una performance complessiva all’incirca in linea con il “teutonico”, infatti la crescita è stata del 270%, corrispondente ad un 10% annuo.
Da allora la composizione dell’indice domestico è cambiata radicalmente: allora era ben rappresentato il settore delle telecomunicazioni, con aziende come Tiscali, che aveva superato il valore di mercato di FIAT ed è poi crollata del 99%, e Seat Pagine Gialle, la cui valutazione era precipitata dal massimo di 7 miliardi di euro fino al fallimento. Il tracollo epocale si riverberò pesantemente sui risparmi dei molti investitori che vi avevano purtroppo creduto, acquistando le singole azioni. Non ha invece coinvolto chi ha preferito allocare i propri risparmi sull’indice, per il tramite di strumenti finanziari di risparmio gestito, come fondi d’investimento e/o ETF, che hanno regalato rendimenti ottimali nel corso del tempo. Li consigliavo allora, li consiglio oggi.