Ancora sull’IA

Circa un mese fa avevo dedicato una mia Curiosità all’allarme lanciato da illustri personaggi sulla crescita incontrollata dell’intelligenza artificiale, oramai sempre più presente nel nostro quotidiano. Un suo utilizzo “negativo” può essere davvero dannoso, come testimoniano i casi che racconto di seguito.

  1. Recentemente il TAR della Lombardia ha respinto il ricorso di un avvocato che ha citato precedenti sentenze inesistenti o non attinenti, facendosi aiutare appunto dall’intelligenza artificiale. E’ stato scoperto dai giudici che hanno dovuto sprecare il loro tempo per smontare il castello accusatorio, eretto su basi irreali.
  2. L’estate scorsa un manager neppure quarantenne della Florida si è suicidato, istigato da Gemini, l’IA di Google. Il padre del giovane si è rivolto ad un legale che ha denunciato Alphabet (la holding che controlla Google), rea di avere causato al giovane una vera e propria dipendenza emotiva, riuscendo a manipolarlo fino a fargli compiere il gesto estremo. 
  3. Circa venti giorni fa ha debuttato Moltbook, un social network senza esseri umani , creato esclusivamente per fare dialogare agenti di intelligenza artificiale, quindi una piazza virtuale dove si incontrano e parlano fra loro solo i software. L’ideatore di ciò è Peter Steinberger, uno sviluppatore austriaco che non è basato nella Silicon Valley o a Shenzen, né lavora per i soliti colossi della tecnologia, almeno fino a pochi giorni fa. Infatti è entrato nel team di OpenAI di Sam Altman, che non poteva lasciarsi sfuggire uno dei più talentuosi esperti di IA agentica, corteggiato dai principali big mondiali del settore. Il suo obiettivo è “cambiare il mondo nel modo più rapido possibile”. Il progetto creato da Steinberger sta suscitando ovviamente parecchie perplessità in ambito sicurezza, poiché concedere l’utilizzo in autonomia di un PC ad un software espone a rischi notevoli.  

Ben venga dunque la crescita dell’intelligenza artificiale, ma controllata, come chiede Dario Amodei di Anthrophic, che nel 2021 era uscito assieme ad altri “ribelli” proprio da Open AI, per divergenze sul tema sicurezza. Analoga motivazione ha favorito le recenti dimissioni di un’alta dirigente della società, secondo la quale l’IA non deve avere un’autonomia “letale”. 
L’intelligenza artificiale è comunque destinata a progredire, sulla base dei copiosi investimenti che certamente attrarrà. Su questo trend di lungo periodo potremo investire o continuare ad investire anche noi risparmiatori, tramite l’acquisto di strumenti finanziari dedicati, tenendo presenti la diversificazione e la possibile accentuata volatilità di breve/medio periodo.