28 Gen Paesi di frontiera
La storia ha spesso testimoniato che conflitti sociali, religiosi, tribali, hanno condizionato le sorti economiche e finanziarie dei paesi (soprattutto emergenti) teatro degli stessi. Talvolta invece è accaduto proprio il contrario, come dimostrano le recenti vicende in Iran.
Le violente proteste iniziate a fine dicembre sono state innescate dalla pesante svalutazione della moneta nazionale, il rial, e dall’inflazione esagerata, che lo scorso anno si è spinta oltre il 70%, abbinata al blocco degli stipendi.
Fino ai primi anni del 2000 l’economia iraniana cresceva a ritmi eccezionali, anche del 9%, ma dal 2006 si sono ridotti enormemente. In quell’anno infatti l’Onu propose di sanzionare l’ex Persia, rea di perseguire un piano di crescita clandestino del proprio arsenale nucleare e di violare i diritti umani, vietandone gli scambi commerciali con i paesi dell’Organizzazione. Le vendite di risorse energetiche, principali fonti economiche, sono dunque crollate portando la sua crescita ad un pesante ridimensionamento: la produzione di petrolio, ridotta negli anni di quasi il 90%, soddisfa quasi totalmente un unico partner commerciale, la Cina.
La situazione economica già fragile, è ulteriormente peggiorata nell’ultimo anno a causa dei conflitti con Israele e Stati Uniti: Il Governo ha dovuto rivedere i già bassi investimenti a beneficio del popolo, orientandone parte verso il settore della difesa.
Nonostante questa situazione “caotica”, la Borsa di Teheran è salita notevolmente anche nell’ultimo anno, così come in quelli precedenti. I motivi sono i seguenti:
- per i risparmiatori locali la Borsa rappresenta un bene rifugio, o meglio una protezione contro la svalutazione del rial,
- per gli stessi è LA soluzione per proteggere i propri risparmi, poiché le restrizioni hanno limitato se non eliminato le altre alternative,
- molte aziende quotate sono esportatrici di materie prime, attività che, seppur ridimensionata, rimane comunque redditizia.
Molti altri “paesi di frontiera” come l’Iran sono soggetti a saltuarie crisi. Finanziariamente possono però offrire ai risparmiatori opportunità di investimento dalle prospettive di rendimento davvero interessanti (grazie principalmente alla ricchezza di materie prime e di manodopera a basso costo). Per approfittarne è “necessario” rivolgersi ai big internazionali della gestione dei patrimoni.