26 Nov Il Paese dei fiordi
Nello stesso giorno della vittoria di Yannik Sinner alle ATP Finals o “torneo dei Maestri” dieci giorni fa circa, la nostra nazionale maschile di calcio ha affrontato la Norvegia in un confronto valido per la qualificazione ai campionati europei del 2026, subendo una deludente sconfitta. La storia del calcio racconta che fra le due nazioni non c’è paragone, infatti la nostra squadra è una delle più vincenti del globo, avendo conquistato quattro campionati mondiali, due continentali e un’Olimpiade, mentre i nostri avversari vantano solamente un bronzo alle Olimpiadi del 1936. Finanziariamente ed economicamente l’ago della bilancia propende invece in maniera netta a favore dei nordici, e a darne conferma è innanzitutto lo Human Development Index o indice di sviluppo umano, che misura lo stato di benessere di un paese. L’indice, ideato da un economista pachistano nel 1990, è elaborato sulla base della speranza di vita, del reddito e del livello di istruzione dei cittadini. Da molti anni la Norvegia occupa le posizioni di vertice (per otto anni è stata prima) contendendosi il gradino più alto del podio con paesi quali la Svizzera e l’Islanda.
Poi, relativamente alla solidità finanziaria, non c’è competizione: il rating riconosciuto dalle tre principali agenzie del settore è il massimo (AAA) per gli scandinavi, mentre è ben inferiore il nostro (BBB+), nonostante i recenti miglioramenti ottenuti. Tale distanza trae origine dalla situazione del debito pubblico: il nostro di 3.000 miliardi di euro rappresenta il 135% circa del PIL, il loro di 500 miliardi invece il 55%. Se consideriamo però anche i quasi 1.800 miliardi di euro del Fondo Sovrano Norvegese, costituito nel 1990 dal Governo locale per investire i guadagni provenienti dalla vendita di petrolio e gas e in generale gli avanzi fiscali, il paese scandinavo non ha debiti ma crediti per 1.300 miliardi di euro. Dunque, se ogni italiano ha un debito (pubblico) di 52.000 euro, ogni norvegese è a credito di 230.000 euro!
Da ciò si intuisce come le materie prime siano state determinanti per lo sviluppo del paese nordico negli ultimi cinquant’anni e lo sono diventate ancor più dall’avvio del conflitto russo-ucraino: la Norvegia è infatti diventata primo fornitore di petrolio e gas dell’Europa.
Relativamente al settore finanziario, la borsa di Oslo fa parte del gruppo Euronext assieme alle principali piazze finanziarie del continente come Milano e Parigi. Vi trovano spazio quasi 350 quotate e ovviamente il settore di punta è l’energetico, del quale fa parte Equinor, una delle maggiori società del listino, con una capitalizzazione di 60 miliardi di euro (più di Eni). Da inizio anno l’indice è in crescita del 12%, in linea con l’andamento europeo.
Quanto raccontato oggi sul paese dei fiordi ne evidenzia la grande solidità economico-finanziaria, riscontrabile anche in altre nazioni. Per i risparmiatori desiderosi di far crescere il proprio patrimonio in maniera equilibrata è vitale non trascurare simili opportunità: il metodo migliore per perseguirle è diversificare, affidandosi ai big della finanza mondiale, tramite “investimenti gestiti”.