27 Mag La nuova locomotiva d’Europa
In ambito economico-finanziario, gli ultimi anni hanno sancito il riscatto dei paesi un tempo etichettati con il dispregiativo acronimo di PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna), fra i quali spicca la Spagna, che nel 2025 ha conquistato un doppio primato continentale:
- l’indice di Borsa è balzato di quasi il 50% (al secondo posto si è piazzata l’Italia con un ottimo +30%).
- il PIL è cresciuto del 2,80%, il doppio rispetto alla media europea.
Il boom degli iberici non è casuale, ma poggia su tre pilastri strategici:
- Energia: lo sviluppo di solare ed eolico ha abbattuto i costi elettrici, portandoli tra i più bassi d’Europa (meno della metà di quelli italiani).
- Turismo: flussi record di visitatori hanno trainato occupazione, utili aziendali ed entrate erariali.
- Banche: i bilanci sono oggi nettamente più solidi e redditizi rispetto a quindici anni fa.
Grazie a questi fattori, il rapporto debito-PIL spagnolo è sceso dal picco pandemico del 119% al 99%, con previsioni di un ulteriore calo a 98% per il prossimo anno.
Sulla stessa scia virtuosa si collocano anche gli altri tre “PIGS”:
- Portogallo: PIL a +1,9% nel 2025 e debito crollato dal 134% del 2020 al 97% attuale;
- Grecia: PIL in crescita oltre il 2% e debito sceso da 209% a 140%;
- Italia: registra la crescita più bassa del gruppo (+0,5%), ma mostra un buon recupero sul fronte del debito, calato da 154% a 138%. Le recentissime stime della Commissione Europea indicano però che nel 2027 la Grecia potrebbe superarci, lasciandoci ultimi nella classifica continentale.
Faccio notare che i mercati finanziari guardano al nostro Paese con occhi diversi che in passato. Infatti nel 2011, con un debito pubblico al 120%, lo spread con i Bund tedeschi era quasi al 6%, con un rischio alto di fallimento; oggi, nonostante un debito strutturalmente più alto al 138%, lo spread oscilla stabilmente intorno all’eccellente livello di 0,70%, segno di una ritrovata fiducia sulla solidità dell’Italia.
Poiché la finanza è abituata a simili “stranezze”, non bisogna farsi spaventare da momentanee tensioni. Per proteggere il capitale dall’inflazione senza esporsi a rischi eccessivi, la chiave resta una sola: diversificare il proprio patrimonio in modo strategico ed equilibrato.