Private credit

In questi primi tre mesi del 2026 il settore che ha subito il maggiore crollo in Borsa è stato quello del private credit e private equity: le quotazioni dei suoi principali rappresentanti, come Black Stone, Blue Owl e Apollo, sono scese del 30% circa. Questi sono “veicoli finanziari” che erogano credito (private credit) o capitale (private equity) soprattutto a medie e piccole società non quotate. Specialmente i primi sono molto diffusi in USA, grazie ad una notevole crescita nell’ultimo decennio: secondo i dati della Federal Reserve (la Banca Centrale degli Stati Uniti d’America) il valore di tale nicchia è aumentato da circa 300 miliardi di dollari nel 2014 ai 1.800 attuali. Il motivo è chiaro: dopo la crisi dei mutui subprime e del fallimento di Lehman Brothers nel 2008, le autorità di vigilanza hanno imposto regole più severe alle banche nell’erogazione di finanziamenti, che iniziarono ad essere concessi anche dai fondi di private credit. Questi ovviamente erogano prestiti sulla base dei capitali che raccolgono presso gli investitori, che negli ultimi tre lustri sono stati attratti da rendimenti molto più alti rispetto ad altri strumenti d’investimento. Preciso che il maggior rendimento è specificato dall’investimento in attività illiquide, per le quali il riscatto è richiedibile solo a determinate scadenze.   
Nell’ultimo mese le quotazioni di Borsa dei private credit sono crollate poiché non sono riusciti a soddisfare pienamente le moltissime richieste di rimborso ricevute da molti dei loro investitori: ad esempio CCLF di Cliffwater e North Haven Private Income Fund di Morgan Stanley hanno dovuto limitare i riscatti. Le richieste sono state favorite anche da un report di UBS, che ha segnalato i due seguenti “problemi” per il settore:   

  1. Il 40% di finanziamenti sono stati concessi al settore software, che sarà spiazzato/spazzato dall’intelligenza artificiale: molte società, che potrebbero diventare insolventi e fallire, non sarebbero dunque in grado di restituire i prestiti.
  2. Il rallentamento economico riveniente dalla guerra in Iran.

Il problema degli investimenti illiquidi è arrivato recentemente anche in Europa, dove VZB, il fondo pensione dei dentisti tedeschi, ha dichiarato di aver dimezzato il suo valore da 2 a 1 miliardo di euro circa, a causa di una gestione troppo spregiudicata: la “caccia al rendimento elevato” ha spinto i capitali verso aziende fragili, start up, alberghi e resort, con risultati disastrosi.
Il tema degli investimenti illiquidi non rappresenta per me una novità, avendole già monitorate/analizzate in passato. La mia esperienza ultra trentennale mi ha insegnato però a guardare con cautela a tali soluzioni, che consiglio solo in determinate e rarissime occasioni.