18 Feb Dedollarizzazione
Il 60% circa del commercio “interno” e il 50% di quello “esterno” del continente africano sono regolati finanziariamente in dollari americani. E’ una situazione consolidata, che trae origine dalle seguenti principali ragioni:
- La mancanza della convertibilità diretta fra le divise di paesi pur confinanti,
- L’instabilità delle valute locali, che ciclicamente sono esposte a crisi, volatilità, inflazione alta, a causa delle fragilità sociali, economiche e politiche dei paesi che le stampano,
- Il commercio mondiale di materie prime è regolato in dollari USA,
- Gran parte dei pagamenti transfrontalieri che transitano tramite la piattaforma SWIFT sono saldati in USD.
La stessa è anche la valuta di denominazione del 60% del debito estero dei paesi del continente. Ne sono testimoni ad esempio le recenti emissioni obbligazionarie di Benin e Angola.
Da qualche tempo sta però cambiando il vento, infatti sta crescendo la tendenza alla de-dollarizzazione, cioè il disimpegno graduale dalla divisa americana. Lo Zimbabwe ha dichiarato di volersene affrancare addirittura completamente in pochi anni, per tale motivo nel 2024 la sua Banca Centrale ha lanciato lo ZIG (Zimbabwe Gold), moneta agganciata all’oro.
L’allontanamento dalla divisa a stelle e strisce è comprensibile semplicemente analizzando i numeri dell’interscambio commerciale esterno dei paesi dell’Africa: 400 miliardi di dollari complessivamente con Cina e India, 350 con l’Europa e solo 70 con gli USA.
La situazione necessita quindi di riallineamento, anche per una “sana” diversificazione, che porterebbe sicuri benefici, fra i quali:
- un’attenuazione del rischio di dipendenza dalla divisa americana, dalle sue oscillazioni e dalle politiche imprevedibili di Trump,
- un notevole risparmio del costo per gli interessi passivi: ad esempio, il tasso per finanziare il debito in yuan è ben più basso di quello del dollaro. Lo sanno bene in Kenya, dove hanno convertito nella moneta cinese tre prestiti per un valore totale di cinque miliardi di dollari, ottenendo un risparmio di circa 215 milioni di dollari. Anche Etiopia e Zambia dovrebbero seguire a breve la stessa strategia.
Nel frattempo, lo scorso anno i paesi emergenti, non solo africani, hanno riacceso l’interesse degli investitori mondiali, richiamando cospicui capitali: lo confermano i rendimenti ottimi degli strumenti finanziari dedicati. Per la necessaria selezione è opportuno affidarsi a chi è del mestiere.