Paesi di frontiera

La storia ha spesso testimoniato che conflitti sociali, religiosi, tribali, hanno condizionato le sorti economiche e finanziarie dei paesi (soprattutto emergenti) teatro degli stessi. Talvolta invece è accaduto proprio il contrario, come dimostrano le recenti vicende in Iran. 
Le violente proteste iniziate a fine dicembre sono state innescate dalla pesante svalutazione della moneta nazionale, il rial, e dall’inflazione esagerata, che lo scorso anno si è spinta oltre il 70%, abbinata al blocco degli stipendi.
Fino ai primi anni del 2000 l’economia iraniana cresceva a ritmi eccezionali, anche del 9%, ma dal 2006 si sono ridotti enormemente. In quell’anno infatti l’Onu propose di sanzionare l’ex Persia, rea di perseguire un piano di crescita clandestino del proprio arsenale nucleare e di violare i diritti umani, vietandone gli scambi commerciali con i paesi dell’Organizzazione. Le vendite di risorse energetiche, principali fonti economiche, sono dunque crollate portando la sua crescita ad un pesante ridimensionamento: la produzione di petrolio, ridotta negli anni di quasi il 90%, soddisfa quasi totalmente un unico partner commerciale, la Cina. 
La situazione economica già fragile, è ulteriormente peggiorata nell’ultimo anno a causa dei conflitti con Israele e Stati Uniti: Il Governo ha dovuto rivedere i già bassi investimenti a beneficio del popolo, orientandone parte verso il settore della difesa. 
Nonostante questa situazione “caotica”, la Borsa di Teheran è salita notevolmente anche nell’ultimo anno, così come in quelli precedenti. I motivi sono i seguenti:

  1. per i risparmiatori locali la Borsa rappresenta un bene rifugio, o meglio una protezione contro la svalutazione del rial,
  2. per gli stessi è LA soluzione per proteggere i propri risparmi, poiché le restrizioni hanno limitato se non eliminato le altre alternative,
  3. molte aziende quotate sono esportatrici di materie prime, attività che, seppur ridimensionata, rimane comunque redditizia.

Molti altri “paesi di frontiera” come l’Iran sono soggetti a saltuarie crisi. Finanziariamente possono però offrire ai risparmiatori opportunità di investimento dalle prospettive di rendimento davvero interessanti (grazie principalmente alla ricchezza di materie prime e di manodopera a basso costo). Per approfittarne è “necessario” rivolgersi ai big internazionali della gestione dei patrimoni.