I COLORI DELL’IDROGENO

I colori dell’idrogeno

L’idrogeno è l’elemento chimico più diffuso nell’Universo, è trasparente e invisibile. In natura è raro trovarlo puro, infatti è quasi sempre combinato con altri elementi: ad esempio con l’ossigeno forma l’acqua, con il carbonio forma gli idrocarburi, dal più leggero metano al più solido carbone.
Uno dei processi più semplici per ricavare l’idrogeno è estrarlo dall’acqua per elettrolisi: un flusso potente di energia elettrica attraversa l’acqua scindendola nei suoi due elementi costitutivi, ossigeno e, appunto, l’idrogeno.


L’impatto ambientale è diverso a seconda che l’energia elettrica impiegata in tal processo provenga da centrali nucleari, a carbone, da fonte rinnovabili (ad esempio eoliche o fotovoltaiche), e via dicendo: nel primo caso l’idrogeno ottenuto si definisce viola, nel secondo nero e nel terzo verde. Quello estratto da idrocarburi (e non solo) anziché dall’acqua viene definito blu e grigio a seconda del processo adottato.

Anche se oggi il grigio rappresenta il 95% della produzione mondiale di idrogeno, il più desiderabile è il verde, che ricordo essere a impatto zero e che sta catalizzando enormi capitali, come possiamo constatare analizzando i mercati finanziari:


il valore di Plug Power, società americana attiva nelle celle a combustibile all’idrogeno (tecnologia impiegata nel settore auto), è esploso da circa 2 miliardi di dollari di un anno fa agli attuali 30 miliardi circa; secondo le stime il suo fatturato dovrebbe arrivare a 1 miliardo nel 2024;
il valore della francese McPhy Energy (produzione di elettrolizzatori) è salito da 180 a 900 milioni di euro in un anno.


L’idrogeno è destinato a giocare un ruolo fondamentale nei trasporti, in ambienti domestici e industriali, anche se la strada per arrivarci è ancora lunga: ad esempio l’energia prodotta dal motore a idrogeno è 10 volte superiore a quella delle batterie ma l’efficienza energetica è pari a un terzo.
Inoltre il costo di produzione, ancora troppo alto, si stima possa diventare conveniente solo dal 2030.
In conclusione i mercati finanziari sembrano correre un po’ troppo quindi è necessaria molta prudenza.