AMAZON

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L’evento clou della settimana scorsa (almeno per noi italiani) è stato il conferimento dell’incarico di formare il governo, dato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’ex Presidente della BCE Mario Draghi.
Altrettanto importante però, è stata la notizia delle dimissioni improvvise da Amministratore Delegato di Amazon del suo fondatore Jeff Bezos: fortunatamente è stata digerita bene dai mercati finanziari tanto che il prezzo dell’azione della big company non ha avuto scossoni ed è invariato da inizio anno.
Il cinquantasettenne Bezos lascia la sua creatura a distanza di 27 anni dalla nascita: iniziò infatti nel 1994 nel garage della sua casa a Bellevue, una città di 150.000 abitanti, molto vicina a Seattle.
Il suo progetto iniziale era quello di vendere libri on line in tutto il mondo, ma nel corso degli anni è diventata la più grande azienda di E-commerce, il cui comando sarà affidato ora ad Andy Jassy, suo stretto collaboratore dal 1997, definito da alcuni “leader visionario molto rispettato”. Bezon diventerà invece Presidente Esecutivo.

Poiché Amazon è una delle più grandi aziende quotate del mondo, cosa cambia per noi risparmiatori?
Probabilmente nulla perché oggi tutte le principali multinazionali di successo (specie quelle tecnologiche) non sono influenzate dalle sorti dei loro fondatori, grazie alla presenza di validi manager e a posizioni di mercato ben consolidate.


Già in passato abbiamo assistito a simili situazioni:


Steve Jobs, fondatore e AD di Apple, ha dovuto dimettersi nel 2011 per motivi di salute (e nello stesso anno è deceduto);
nel 2019 Brin e Page, fondatori e amministratori di Alphabet, la società che controlla Google, hanno lasciato i ruoli operativi, rimanendo comunque nel CDA;
lo scorso anno Bill Gates è uscito dal CDA di Microsoft, società da lui fondata nel 1975 e nella quale ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato fino al 2000;
In tutti questi casi i valori di mercato delle società, e quindi i prezzi delle azioni, sono sempre saliti.
Per evitare comunque che analoghi eventi improvvisi possano determinare flessioni dei nostri risparmi, è consigliabile evitare concentrazioni di portafoglio (investendo su singoli titoli) e preferire fondi comuni o simili.