Giovane ma ricco

Gli Emirati Arabi Uniti hanno conquistato l’indipendenza solo cinquant’anni fa, quando nel 1971 hanno ufficialmente abbandonato lo stato di colonia britannica, che vigeva al 1820. Politicamente è una federazione di sette staterelli, ciascuno governato da un capo militare (l’emiro), che esercita poteri monarchici: i due principali emirati sono Abu Dhabi e Dubai, che danno i nomi alle rispettive capitali. Tutti insieme, corrispondenti dimensionalmente ad un quarto del nostro paese, hanno una popolazione di nove milioni di abitanti, che genericamente se la passano davvero bene. Infatti, il rapido progresso economico, generato grazie al petrolio, li ha portati a scalare velocemente la classifica mondiale per PIL pro capite: sono settimi, mentre noi siamo al trentunesimo posto.

Prima della scoperta del petrolio negli anni ‘60, i sette Emirati erano davvero poveri, ma quando iniziarono le esportazioni (nel 1969) la ricchezza iniziò il decollo, innescando un boom economico, portatore di un irrefrenabile sviluppo architettonico e urbanistico senza pari, del quale Dubai è l’emblema. La città infatti nel ‘69 contava appena 60.000 abitanti, oggi supera abbondantemente i 3 milioni. Inoltre ospita il grattacielo più alto al mondo, il Burj Khalifa (828 metri e 163 piani), oltre a spiagge artificiali, edifici avveniristici, e addirittura una pista da sci indoor (ovviamente la più grande al mondo) con seggiovia e cannoni sparaneve. Nel corso degli anni è cambiata strutturalmente anche la sua economia, che oggi dipende solamente per un quarto dal petrolio, e per il resto da commercio e servizi, quali turismo e finanza. Recentemente il Presidente degli Emirati Arabi ha presentato il piano di sviluppo decennale, per trasformare Dubai in una delle tre principali città economiche al mondo: verranno stanziati 8.700 miliardi di dollari (5 volte il nostro PIL!) per la realizzazione di cento “progetti trasformativi”.

Se gli Emirati Arabi non scherzano, l’Arabia Saudita non è da meno: nel 2017 è stato esposto il progetto da 500 miliardi di dollari di investimento, per la costruzione di Neom (nome che deriva dalla combinazione delle parole nuovo e futuro): è una città fantascientifica, i cui nove milioni di abitanti vivranno circondati/assistiti da robot, che si occuperanno di sicurezza, logistica, assistenza domiciliare. Inoltre sarà alimentata completamente da energia solare ed eolica. Il termine dei lavori, previsto originariamente per il 2025, sarà sicuramente procrastinato.

Quanto descritto oggi testimonia come gli sconvolgimenti demografico-urbanistici presenti e futuri stanno creando notevoli opportunità economiche ma anche finanziarie, che promettono rendimenti davvero interessanti per coloro che vi investiranno: noi risparmiatori possiamo certamente “parteciparvi”, impiegando parte dei nostri capitali su specifici strumenti di investimento gestiti da primarie società internazionali di gestione del risparmio.