Miniere urbane

Ribadisco il messaggio conclusivo dell’ultima mia Curiosità: è necessario investire nel tema ecologia/ambiente perché in esso vi confluiranno obbligatoriamente enormi capitali. 

Secondo il Centro Studi Ambrosetti, organizzatore del notissimo Forum di Cernobbio (meeting internazionale nel quale rilevanti personalità politiche ed economiche si confrontano annualmente sui grandi temi), saranno necessari investimenti per quasi 50.000 miliardi di dollari fino al 2050, per raggiungere la neutralità nelle emissioni di carbonio e contenere il riscaldamento globale di 2°C: una cifra iperbolica, pari a circa due volte e messo il PIL degli Stati Uniti, o diciassette volte quello della Germania, o trenta volte quello del nostro Paese, o ancora ottanta volte la capitalizzazione della Borsa di Milano.

La scorsa settimana riferivo anche che i due super robot di Apple, Daysi, lavorano assieme 2,5 milioni di IPhone l’anno per recuperare materiali da riutilizzare. Una quantità davvero irrisoria se pensiamo che, secondo un recente report dell’ONU, si stima che solo quest’anno circa 5 miliardi di smartphone finiranno fuori uso: purtroppo una minima parte sarà recuperata, mentre la maggior parte sarà destinata alle discariche indifferenziate, contribuendo ad alimentare quindi le “miniere urbane”, ricchissime di materie prime che scelleratamente abbandoniamo. 

Quindi è necessario più che mai investire nell’industria del riciclo, almeno per le due seguenti ragioni: 

– si evita di deturpare ulteriormente l’ambiente, già menomato da pratiche scorrette condotte dall’uomo;
– si allontana il rischio di dipendenza dai pochi paesi fornitori di terre rare e altri metalli divenuti ormai strategici. Al primo gruppo appartengono diciassette metalli poco noti (come ad esempio il lantanio, l’europio e il disprosio), che, grazie a particolari proprietà magnetiche e conduttive, sono utilizzati efficacemente nell’industria tecnologica, elettronica e militare: sono infatti impiegati nella produzione di smartphone, touchscreen, lampade, computer, apparecchiature mediche, batterie, turbine eoliche e pannelli fotovoltaici. Alle terre rare si aggiungono anche altri metalli, come il cobalto, il cadmio, e il litio, utilizzati in particolare nella transizione energetica.  

Se scarsità e controllo erano elementi tipici delle materie prime energetiche “vecchie” come petrolio e gas, continueranno ad esserlo anche per le “nuove” energie pulite. “Terre Rare & Co.” sono infatti indispensabili per la costruzione e il funzionamento delle tecnologie rinnovabili come il solare, l’eolico e le batterie, e tre quarti del loro mercato è controllato da Australia, Congo e Cina: il Congo produce il 70% del cobalto, mentre la Cina il 60% delle terre rare, ma arriva al 90% se si considera anche il processo di lavorazione.

Da ciò è facile desumere quindi che tutti i paesi dovranno investire molto nell’industria del riciclo, sulla quale ci saranno sempre maggiori opportunità di investimento anche per noi risparmiatori.