Shrinkflation

La ricerca su Google della parola “inflazione” restituisce oltre 9,3 milioni di risultati in poco più di mezzo secondo: è una parola cliccatissima nell’ultimo periodo, segno di un crescente interesse dovuto ad un suo violento rialzo. Dopo un trentennio di oblio, durante il quale è rimasta su valori mediamente pari a 2% (e azzerandosi più volte addirittura nell’ultimo decennio), si è improvvisamente risvegliata raggiungendo l’8,4% ad agosto scorso, come nel 1985.

L’inflazione è la crescita progressiva del livello generale dei prezzi di beni e servizi nel tempo. A seconda del livello di aumento, può essere di tre tipi: 

  1. strisciante, fino al 10%;
  2. galoppante, dal 10 al 20%;
  3. iperinflazione, ben oltre il 20%, tipica dei paesi in via di sviluppo, caratterizzati da situazioni economiche e finanziarie fragilissime.


Nel corso del tempo sono stati coniati nuovi termini derivanti da essa, come:

  1. disinflazione, un rallentamento dell’inflazione, quindi dell’aumento dei prezzi;
  2. stagflazione, la combinazione di inflazione e stagnazione economica;
  3. deflazione, la diminuzione generale dei prezzi (fenomeno contrario all’inflazione);
  4. reflazione, ossia una moderata inflazione (seguente ad un periodo reflattivo), innescata da politiche fiscali e/o monetarie;
  5. shrinkflation. 

    Deriva dalla combinazione di to shrink (restringere) e inflation (inflazione), e consiste in una strategia volta a mantenere invariati i prezzi e le confezioni dei prodotti sugli scaffali, diminuendone però il contenuto. La segnalazione in tal senso venne data la prima volta nel 2017 dall’Istituto di Statistica britannico, che evidenziò come circa 2.500 prodotti avessero mantenuto il prezzo invariato nel quinquennio precedente, ma avessero subito però una riduzione di peso. Sembra che tale pratica si sia diffusa anche nel nostro paese, infatti le Kinder Brioss sono “dimagrite” da 280 a 270 grammi, i biscotti Krumiri da 300 a 290 grammi, e il Nelsen Piatti da 1000 a 900 ml. 

La larga diffusione della shrinkflation e del più generico brusco risveglio dell’inflazione sono stati causati soprattutto dal conflitto in Ucraina, colpevole anche dei notevoli ribassi dei mercati finanziari, della preventivata frenata dell’economia mondiale, del pesante aggravamento delle condizioni di molti paesi (soprattutto emergenti) e aziende, ma soprattutto della sconvolgente situazione umanitaria nell’epicentro del conflitto e non solo.

Poiché è interesse di tutti che il conflitto termini quanto prima, sono certo che le istituzioni mondiali raggiungeranno presto questo obiettivo, e tutto ritornerà alla normalità.