Ogni dieci anni

Da quando è iniziata la mia carriera professionale nel 1992, il nostro Paese ha attraversato molte situazioni temporanee di crisi, talvolta provocate da cause esterne. Di queste ne citerò solo quattro, casualmente accadute ogni dieci anni.

Nel 1992 il debito pubblico italiano arrivò a superare il PIL per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: la necessità di racimolare liquidità spinse l’allora Governo in carica a dare inizio alle privatizzazioni di diverse aziende pubbliche, come il Credito Italiano, e ad attuare il prelievo forzoso del 6 per mille sui cc dei cittadini. L’Italia venne estromessa dal Sistema Monetario Europeo e la lira si svalutò del 20%: ovviamente il listino azionario domestico calò brutalmente. 

Fu l’anno degli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, e di “Tangentopoli”. 

Il 2002 iniziò con il debutto dell’euro e, a fine febbraio, con l’uscita di scena della lira. A ottobre il listino azionario italiano toccò il punto più basso dal picco di marzo 2000, registrando un crollo di -56%. Stavolta la crisi fu mondiale: il nuovo millennio cominciò con lo scoppio della bolla di Internet, che travolse parecchie società appartenenti in particolare al settore tecnologico. Proseguì poi con l’attentato delle Torri Gemelle a settembre 2001, e l’anno successivo i mercati azionari mondiali toccarono dunque il fondo.

Nel 2012 la crisi dei debiti sovrani dell’Europa meridionale raggiunse il suo apice coinvolgendo il nostro Paese, oltre a Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (i cosiddetti PIIGS). La stessa trasse origine dalla crisi dei mutui subprime del 2007/2008, che colpì pesantemente molti dei principali istituti di credito nel mondo, fra i quali Lehman Brothers (che fallì): per evitare il peggio ogni singolo stato intervenne a sostegno del proprio sistema bancario, aggravando però la propria situazione finanziaria. In conseguenza i paesi già pesantemente indebitati subirono ripetuti abbassamenti di rating, e i loro titoli di debito vennero venduti a piene mani dagli investitori mondiali, che temevano possibili fallimenti: il crollo per le obbligazioni governative italiane (BOT, BTP, CCT, …) fu davvero enorme. Al culmine della crisi, il 26 luglio 2012 (esattamente 10 anni fa), la Banca Centrale Europea intervenne a sostegno dell’intero sistema finanziario: l’allora presidente Mario Draghi pronunciò la famosa frase Whatever it takes, facendo capire che avrebbe salvato Europa ed Euro.

Oggi stiamo vivendo un’altra pesante situazione, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo: siamo ormai prossimi ad un periodo di stagflazione, quindi di stagnazione economica associata ad un’inflazione tornata a livelli di circa cinquant’anni fa. Ciò soprattutto a causa dell’esagerato costo delle materie prime anche in conseguenza alla guerra Russia-Ucraina. La situazione in Italia è ulteriormente appesantita dalla caduta recentissima del Goveno. Il nostro indice azionario registra una flessione di -23% da inizio anno.

Anche la situazione attuale, per quanto complessa e “nuova” rispetto alle precedenti, si risolverà nel migliore dei modi. Ovviamente anche per i risparmiatori che hanno correttamente diversificato i loro investimenti (evitando concentrazioni), e che rispetteranno l’orizzonte temporale predefinito.