COME NEL 1998

Come nel 1998

La guerra attualmente in corso ha causato una discesa particolarmente rilevante soprattutto dei prezzi delle azioni e delle obbligazioni russe.

Relativamente alle prime, preciso innanzitutto che la Borsa di Mosca è rimasta chiusa per circa un mese dal 26 febbraio, e il 24 marzo ha riaperto le contrattazioni ma con molte limitazioni: dai giorni precedenti l’invasione, l’indice ha comunque ceduto il 30% circa.

I timori di un possibile fallimento hanno determinato anche la caduta dei prezzi delle obbligazioni sovietiche, finanche all’80%. Con un decreto del 5 marzo è stato ordinato che i creditori dei paesi ostili vengano pagati in rubli anziché in valuta estera, ma secondo le grandi agenzie di rating mondiali, la “ridenominazione forzata” dei pagamenti corrisponde ad un vero e proprio fallimento.

Già nell’agosto del 1998 la Russia dichiarò il proprio fallimento, ma per ragioni ben diverse: la paura che la crisi finanziaria asiatica del 1997 si propagasse, indusse i cittadini sovietici ad accumulare contanti in valuta forte. Per contrastare la conseguente pesante svalutazione del rublo, la banca centrale dovette intervenire alzando i tassi al 150%, e introducendo i controlli per evitare la fuga dei capitali. La crisi finanziaria si estese all’economia reale tanto che arrivò la recessione, il PIL crollò di quasi il 10% e l’inflazione decollò al 100%. La ripresa arrivò due anni dopo grazie alla salita dei prezzi delle materie prime.

La situazione di allora è differente da quella odierna per le due seguenti ragioni:

  1. nel 1998 le istituzioni internazionali aiutarono la Russia, oggi le sono ostili;
  2. l’evento scatenante fu esterno (crisi asiatica), oggi è interno (l’invasione).

Ciò che invece accomuna i due periodi sono le discese delle Borse mondiali, che nel 1998 furono molto più rilevanti (dal 20 al 40% circa), a causa di un concomitante “incidente finanziario”, sanato grazie all’intervento salvifico della Banca Centrale americana: uno dei maggiori fondi speculativi, il Long Term Capital Management, rischiò di trascinare nel baratro l’intero pianeta, con scommesse scellerate per circa 1.000 miliardi.    

I mercati finanziari ripresero poi a salire, come sempre è accaduto in occasione delle numerose crisi susseguitesi negli anni. 

Sarà così anche stavolta.