LA RISCOSSA DI BUFFET

La riscossa di Buffet

Da inizio anno l’indice azionario mondiale, MSCI World, registra una performance negativa di circa il 6%. E’ l’indice globale di Borsa più rappresentativo, poiché include migliaia di aziende a media e alta capitalizzazione, provenienti dai 23 paesi più industrializzati e sviluppati del pianeta, e appartenenti a tutti i settori. Lo stesso è diviso in due “sotto-indici”, value e growth, che dal primo gennaio performano rispettivamente zero e -12%.

Il value comprende aziende giudicate “sottovalutate”, in riferimento a parametri di bilancio quali ad esempio, l’utile, il patrimonio e il debito; generalmente appartengono a settori tradizionali, pagano regolarmente i dividendi, e sono considerate le meno rischiose dell’intera categoria.

Il growth comprende invece aziende “sopravvalutate”, che presentano alti tassi di crescita, a loro volta operanti in settori dalle elevate prospettive, come la tecnologia e le telecomunicazioni; spesso hanno debiti elevati, generano grandi flussi di cassa che reinvestono totalmente, difficilmente pagano dividendi, e vengono definite le più rischiose del mercato.

L’andamento di entrambe dell’ultimo mese e mezzo non rispecchia però quello storico: infatti dal 1975, il rendimento medio annuo è stato simile, e pari a circa l’11%, ma negli ultimi dieci anni è stato del 9 e 14% rispettivamente per value e growth e negli ultimi cinque, del 9 e 18%. Tali dati evidenziano che negli ultimi due lustri la crescita ha interessato maggiormente i settori a più alto potenziale, come la tecnologia: ne è esempio Apple, regina dei titoli growth, che si è rivalutata dodici volte nell’ultimo decennio, realizzando dunque il +1.200%. Coca Cola, emblema dei titoli value, ha generato invece un più modesto 85%.

Recentemente parte degli esperti dei mercati finanziari sembrano orientati a pensare che dopo diversi anni di sotto-performance, sia ora giunto il momento dei titoli Value, e sia arrivato quindi il tempo della riscossa per Warren Buffet. Statunitense, quasi noventadue anni di età, di professione imprenditore/economista/filantropo, fra gli uomini più ricchi de pianeta, è considerato il Re degli investitori value. Negli anni ’60 ha acquistato l’azienda tessile Berkshire Hathaway (nata nel 1839), che con il passare del tempo ha trasformato in una delle più grandi holding di partecipazioni al mondo: ha generato costantemente rendimenti eccellenti per i propri investitori, operando appunto sempre con lo stile value, quindi acquistando per lo più azioni di aziende di settori tradizionali, con solidi fondamentali e spesso sottovalutate. 

In conclusione, oggi è meglio investire in titoli value o growth?

Non è cambiato nulla rispetto a ieri: come sempre è necessario adottare un approccio equilibrato e quindi diversificare anche per stili di gestione, includendoli entrambi, facendosi assistere da un consulente finanziario competente.