L’ULTIMO VOLO

L’ultimo volo

Giovedì scorso alle 22.35 è decollato l’ultimo volo di Alitalia, da Cagliari con destinazione Fiumicino, sancendo così l’amaro epilogo della lunga storia della nostra compagnia aerea, della quale ripercorro i principali avvenimenti nelle prossime righe.
La sua nascita risale al 16 settembre 1946 ma solo dopo otto mesi venne effettuato il primo volo nazionale, e dopo altri due il primo internazionale.
L’azionista principale era lo Stato italiano, che tramite l’IRI possedeva inizialmente il 60% del capitale sociale, e 10 anni più tardi quasi il 90%.
L’inizio della crisi cominciò negli anni ’90 e i vari governi che si susseguirono, cercarono alacremente un partner: nel 2000 fallì la trattativa con l’olandese KLM, nel 2006 quella con Air France, che avrebbe offerto 1,7 miliardi di euro più ulteriori 6,5 miliardi di investimenti a lungo termine.
Le sorti di Alitalia peggiorarono progressivamente fino al “primo” fallimento nel 2008: la cordata de “i capitani coraggiosi” guidati dall’ex Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, costituirono la nuova società Alitalia-Cai che rilevò ciò che rimase delle sue spoglie.
Cambiarono la denominazione e la proprietà ma non la rotta: infatti la perdurante crisi causò perdite per ulteriori 1,5 miliardi di euro in soli cinque anni. I Governi furono più volte costretti ad intervenire, talvolta sostenuti da partner disponibili (per esempio Poste ed Etihad), ma la musica rimase la medesima fino alla chiusura di pochi giorni fa, e alla rinascita sotto il marchio ITA.
Dalle molte analisi lette negli ultimi tempi ho cercato di capire il costo pagato per tenerla in volo, ma non ho trovato una risposta chiara e univoca:

  1. 8,7 miliardi di euro dalla nascita al 2019, secondo le stime di Mediobanca;
  2. 9,5 miliardi di euro nell’intera storia della nostra compagnia di bandiera, secondo le stime di dei ricercatori dell’Università Bicocca di Milano.

A patire la crisi sono stati ovviamente i piccoli azionisti, che avevano acquistato il titolo alla Borsa di Milano, magari nei suoi anni migliori: con il “primo” fallimento nel 2008, l’azione venne delistata e l’unica speranza risiedette nella causa civile nei confronti degli ex vertici, che in primo grado e in Appello vennero condannati a risarcire, ma non lo poterono fare perché dichiarati incapienti: praticamente non avevano soldi!
Non tutte le azioni delle compagnie aeree quotate hanno avuto analoga sorte: per esempio il titolo Lufthansa ha triplicato il proprio prezzo dal 1996 a fine 2017; solo nell’ultimo triennio, complice la pandemia, ha subito un grande crollo.
Anche questa vicenda testimonia per l’ennesima volta che:

  1. il fai da te, quindi la scelta autonoma dei titoli da comprare e/o vendere, può rivelarsi altamente rischioso ed economicamente dannoso;
  2. per proteggere e far crescere il proprio patrimonio è necessario affidarsi a consulenti finanziari competenti e società di gestione internazionalmente riconosciute.