Evergrande come Lehman?

Sono trascorsi 13 anni dal fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers e dall’altro capo del mondo si è affacciata l’ombra di un nuovo preoccupante evento economico-finanziario: l’epicentro è la Cina (… lo è stata anche per il COVID 19!), e il settore è l’immobiliare.

Evergrande, secondo gruppo immobiliare cinese, è stato fondato oltre vent’anni fa da Xu Jiayin, oggi fra gli uomini più ricchi del paese, nella città di Shengyiang: occupa 200.000 persone direttamente e 4 milioni indirettamente, che lavorano su 1.300 progetti dislocati in quasi 300 città.

È l’immobiliare più indebitata al mondo: il suo debito complessivo di circa 300 miliardi di dollari, pari al 2% del PIL cinese, è stato favorito in parte anche dalle autorità governative locali, che hanno sostenuto Evergrande negli investimenti in molteplici ambiti quali auto elettriche, batterie, parchi acquatici, assistenza agli anziani e turismo. Ciò non aveva mai preoccupato gli investitori, certi che le colossali dimensioni della società avrebbero stimolato un intervento di stato, in situazioni critiche.

Negli ultimi mesi, complice il recente crollo delle vendite di immobili, il gruppo è entrato in crisi di liquidità, tanto che i vertici hanno comunicato di non riuscire a rispettare le scadenze degli interessi da pagare ai creditori.

Ovviamente le pessime notizie hanno determinato la caduta del prezzo delle sue azioni quotate alla Borsa di Hong Kong, che da inizio anno perdono quasi il 90%.

La situazione evidenzia almeno due elementi comuni con il fallimento di Lehman Brothers:

  1. la crisi di entrambe nasce nel settore immobiliare (più precisamente con i mutui subprime o ad alto rischio, nel caso della banca americana);
  2. il Governo cinese ha dichiarato più volte di non voler salvare Evergrande, così come quello statunitense fece per Lehman nel 2008. Anche se negli ultimissimi giorni sembra aver cambiato parzialmente versione, grazie ad un temporaneo intervento di una società finanziaria di stato. 

Per contro, è bene precisare però che, mentre Lehman aveva un rating molto alto e le sue obbligazioni erano considerate sicure, Evergrande aveva un rating basso già prima di dichiarare lo stato di crisi e le sue obbligazioni erano (e ovviamente lo sono tuttora) ad alto rischio.

Molte grandi società mondiali di gestione del risparmio vi avevano investito importi “irrisori”, come ad esempio Black Rock 400 milioni di dollari su 7.000 miliardi complessivi. Ciò che più spaventa non è il probabile fallimento di Evergrande (peraltro già scontato nei prezzi dei suoi titoli), ma il possibile riverbero a livello sistemico: potrebbe essere la miccia o il pretesto per un ridimensionamento (= storno) dei valori dei mercati.

Come già avvenuto sempre in passato, anche questa nuova possibile crisi verrebbe superata col TEMPO.