MONTAGNE RUSSE

Montagne russe

Secondo la spiegazione di Wikipedia con il termine montagne russe si intende “una sorta di ferrovia in miniatura, il cui tracciato è composto da repentine salite e discese, curve paraboliche e, nei tipi più moderni, anche evoluzioni particolari”. Nacque alle fine del 1700 ovviamente in Russia, ma il suo vero successo iniziò un secolo dopo negli USA. 

Le montagne russe vengono spesso associate all’instabilità di breve periodo dei mercati finanziari: è accaduto nel 2020 a causa del Covid-19 e potrebbe accadere anche a breve. Infatti, nell’ultima settimana gli stessi sono giunti complessivamente alla loro massima capitalizzazione storica toccando i 115 trilioni (o 115.000 miliardi) di dollari, e sembrano ora ad un bivio: crescita ulteriore o flessione temporanea? 

I due principali indici di rischio monitorati dagli esperti riferiscono due situazioni agli antipodi: il VIX, o volatility index (indice di volatilità), è molto basso, quindi sinonimo di tranquillità e di possibile ulteriore crescita dei listini; per contro lo SKEW ha superato il suo livello massimo raggiunto nel 2018 e suggerirebbe molta prudenza. 

Il motivo di tale discordanza si desume dalla diversa struttura dei due indici: il primo misura la rischiosità a 30 giorni mentre il secondo a 3 mesi. In particolare, quest’ultimo esprime il prezzo di strumenti finanziari (simili ad “assicurazioni”) per proteggersi contro i forti ribassi. 

Inoltre, il VIX sale (o scende) quando i listini sono già in discesa (o in salita), mentre lo SKEW segnala una possibile imminente discesa. 

Ma perché i mercati azionari dovrebbero “prendersi una pausa”? 

La loro crescita verticale è stata innescata dalla poderosa azione delle principali Banche Centrali mondiali, che hanno utilizzato tutti gli strumenti monetari a loro disposizione per arginare il crollo dei mercati finanziari causato dalla pandemia nel 2020, e riavviare la macchina economica globale. 

I principali indicatori economici testimoniano una situazione in ottima ripresa, con consumi robusti e inflazione in crescita: ciò però potrebbe tradursi a breve in una riduzione del sostegno delle Banche Centrali, situazione che si riverbererebbe negativamente sui mercati finanziari. 

È una vicenda già nota: a seguito del fallimento di Lehman Brothers nel 2008, la Federal Reserve intervenne con pesanti iniezioni di liquidità fin quando nel 2013 decise di ridurre gli aiuti: molti mercati finanziari (non solo gli azionari) subirono una pesante ma temporanea caduta. 

Come ormai ci ha insegnato la storia, molto genericamente possiamo affermare che anche la prossima flessione dei mercati azionari sarà solamente temporanea: infatti nel lungo periodo sono destinati a salire, così come il PIL e la ricchezza mondiali. 

Concludo citando ancora una volta il Prof. Ruggero Bertelli: “I mercati oscillano, tentennano, traballano, mentre salgono“.